LE ORIGINI

La prima volta che son entrata in un teatro avevo molti pochi anni, non andavo ancora a scuola e avevo insistito per poter seguire una piccola amica che già studiava danza a vedere un balletto in cui volteggiava Alessandra Ferri, a Firenze. Rimasi incantata. Il luogo, i costumi, la magia del tutto. Volevo anch’io un tutù e le scarpe con le punte. Il primo piede su un palco riuscii a mettercelo infatti per il primo saggio di danza, a sette anni, quando avevo finalmente raggiunto l’età per poter andar a lezione anch’io : ricordo come ora l’uscita fuori dalle quinte e l’entrata in palcoscenico, l’ebbrezza e la voglia di ridere incontenibili, una punta di felicità fortissima e sconosciuta. Credo che quello sia stato l’inizio. Lego a quel periodo – come concause precoci e concomitanti di ciò che avrei più tardi scelto di fare – *la visione di Flashdance – che è il primo film che io ricordi di aver mai visto al cinema – *la mia performance minimalista nella recita di Natale nel ruolo di nientepopodimeno che la Madonna – golfino rosa a cuoricini celesti gonfiato da un cuscino e un’ unica penetrante battuta “Oh, come sono stanca” – *la partecipazione da spettatrice nello spazio ora in disuso del Teatro Santa Caterina di Prato ad un non ben precisato spettacolo per bambini in cui un attore scendeva dal palco e si mescolava a noi piccoli canticchiando Non più andarai farfallone amoroso, notte e giorno dintorno girando (che ho scoperto poi più tardi esser una celebre aria mozartiana).

Giunta alle scuole medie il mio inveterato fuoco creativo mi fece guadagnare l’icastico soprannome Lo Spielberg, con cui i miei tentativi di coinvolgimento dei compagni in discutibili messe in scena venivano efficacemente stigmatizzati come titanici (e inutili) sforzi da megalomane.

Per fortuna il Liceo Classico Cicognini era già provvisto di un suo gruppo teatrale forte di anni di storia in cui mi ritrovai da subito piacevolmente mescolata. Tra tutti gli allestimenti mi piace ricordare quello de L’Importanza di chiamarsi Ernesto di Oscar Wilde al Teatro Romano di Fiesole in cui quindicenne nel ruolo di Cecily scoprii che portare la voce in esterni è prassi che non si giova di una serata ventosa; le tante rocambolesche esilaranti repliche del vaudeville di Feydeau Occupati d’Amelia! in cui da Amelia mi confrontai per la prima volta con la spinosa questione del rimanere in scena in lingerie (ottocentesca per fortuna) e il lavoro sul personaggio di  Nora in Casa di Bambola di Ibsen fatto col professor Nave nel mentre che anch’ io da bambola mi preparavo a uscire di casa.


1992 “L’importanza di chiamarsi Ernesto” (O.Wilde) - Roberta Gervasi e Vilda Mazzarrini
1993 “Le Intellettuali” (Moliere) – collettivo scolastico
1994 “Occupati d’Amelia” (G.Feydeau) – Antonello Nave
1995 Casa di Bambola (H.Ibsen) – Antonello Nave
1995  “Cesare, Nora e il mestiere di vivere” (Pavese/Ibsen) – Antonello Nave
1996 “Ce n’est qu’un debut!” (Umberto Marino) – Antonello Nave
1997 “Sopra il cuore” (Massimo Ferretti) – Antonello Nave
1997 “Res publica (letture dalla Costituente)” (Aa.Vv) – Antonello Nave
1998 “Ortensia ha detto “Me ne frego!”” (Gorge Feydeau) – Antonello Nave
1998 “Neri pensieri” (Poeti africani) – Antonello Nave