Vero Falso

Alialchiodo

Teatro Valle Occupato. 5 agosto 2011.

Mi presento sul palco con un rotolo cartaceo composto di frammenti di pagine

fotocopiati e poi giustapposti/pinzati/scotchati, tratti da uno dei miei vangeli personali

 TRUE AND FALSE. Heresy and Common Sense for the Actor di David Mamet

illuminante saggio lezione pamphlet che si può leggere in Italia all’interno della raccolta

pubblicata da Minimum Fax I TRE USI DEL COLTELLO

Siamo io e la mia voce al microfono, finché  a “detrattori professionisti” non parte il

galvanizzante tappeto sonoro di Hey Boy Hey Girl dei Chemical Brothers

                                                         P L E A S E   E N J O Y 

 

Nel mestiere del teatro c’è un ruolo che emerge spontaneamente. E’ quello del Grande Attore. Si tratta, in effetti, di un ruolo onorario, che viene attribuito perché esiste la necessità culturale che qualcuno lo ricopra, e non in base ai meriti dell’individuo. In realtà non viene richiesto praticamente alcun merito alla persona designata, tranne la disponibilità (per timore o vanità) a stare al gioco.

Le interpretazioni veramente grandi ci spingono a porci domande, a meditare, a riflettere, a riesaminare. Non ci spingono a gridare immediatamente “Bravo!” E quindi, necessariamente, il Grande Attore è di rado un bravo attore. Esaltiamo la sua interpretazione come esalteremmo le nostre proprietà personali, se potessimo farlo impunemente. E’ questo il pregio del Grande Attore, e il motivo per cui viene così ricompensato : ci permette di dare sfogo alla vanità e chiamarla cortese apprezzamento. È un esempio della nostra insicurezza culturale. L’elogio significa : “Sì, e perdio, questo grande attore è mio. Anch’io ne ho uno”.

Ci fa piacere elargire a questi ricopritori di ruolo il nostro apprezzamento per il piccolo incomodo che ci causano. Ci permettono di provare la sensazione di aver pagato per poterci considerare esteti. Le nostre lodi sono come gli starnuti del tizio che ha il raffreddore d’estate e ci tiene a informarci che a provocarlo è stata l’aria condizionata della sua nuova macchina. La sua presenza ci rassicura sul fatto che non è necessario lasciarsi emozionare dall’arte.
I medici vittoriani raccomandavano alle donne di evitare a tutti i costi il fenomeno che chiamavano “trasporto spasmodico” (l’orgasmo), perché non c’era nulla di peggio per la salute. Adulando meccanicamente il Grande Attore, non facciamo altro che ordinare e ricordare a noi stessi che dobbiamo evitare tutto quello che è spontaneo, antisociale, innovativo, organico.

La buona educazione va benissimo al posto giusto. Ma il suo posto non è il teatro.  

 

Il teatro non appartiene ai grandi ma agli audaci. Ed è nostro compito in quanto gente di teatro sottolineare – sia nella commedia che nella tragedia – la follia di tutta la faccenda. Non siamo lì per festeggiare lo status quo, o la nostra stessa capacità di festeggiare – questo compito spetta al cocktail party, al banchetto, alla convention di un partito. Il nostro ruolo è, e dovrebbe essere, quello di detrattori professionisti.

(M U S I C A !)

Recitare non è una professione nobile. Un tempo gli attori venivano sepolti ai crocevia con un punteruolo di legno conficcato nel cuore. Gli spettatori restavano tanto turbati dalle loro interpretazioni che temevano i loro fantasmi. Un terribile complimento.
Quegli attori commuovevano il pubblico non perché erano stati ammessi a una scuola di specializzazione o perché avevano ricevuto critiche positive, ma perché il pubblico temeva per la propria anima. Ora, questo mi sembra qualcosa a cui mirare.
Il pubblico dovrebbe andare a teatro e voi in scena come si va ad un appuntamento galante, non come se si andasse a donare il sangue. Nessuno vuole pagare un mucchio di soldi e sprecare tempo prezioso per vedervi agire in modo responsabile. Vogliono vedervi agire in modo eccitante. E non potete risultare eccitanti se non siete eccitati; e non potete essere eccitati se non state pensando a niente di più stimolante della vostra noiosa concentrazione, della vostra performance e dei buoni sentimenti.

La gente, anche se non lo sa, va a teatro per sentire la verità e celebrarla insieme agli altri. Anche se viene continuamente delusa questo desiderio è così radicato e primordiale che continua ad andarci. Il vostro compito èquello di dire la verità. E’ un grande compito.
Coltivate in voi l’abitudine alla verità.
Coltivate l’abitudine alla collaborazione.

Siate i migliori amici di voi stessi e gli alleati dei vostri colleghi, e potrete, veramente, diventare quella persona, quell’amico, quel precettore, quel benefattore che avete sempre desiderato incontrare.

In scena non c’è il personaggio. Ci siete voi. Con tutto quello che siete. Non è possibile nascondere nulla. In fondo, non è possibile nascondere nulla in nessun aspetto della vita.
Portate sulla scena la stessa cosa che portate in una stanza : la persona che siete. La vostra forza, la vostra debolezza, la vostra capacità di azione. Affrontare le cose per quello che sono rafforza il vostro punto di vista. Un bene molto prezioso per un attore.

Nessuno che abbia avuto un’infanzia felice è mai entrato nel mondo dello spettacolo.

Siete entrati nel teatro per cercare una spiegazione. È per questo che tutti vanno a teatro. Il pubblico, proprio come voi, è venuto per affrontare la sua mancanza di punti fermi, la sua angoscia, i suoi sensi di colpa, le sue incertezze e incoerenze. La responsabilità che avete nei suoi confronti è questa : affrontare le vostre.
La vostra paura, i vostri dubbi, la vostra enorme confusione non sono difetti. Anzi, sono voi stessi.
La saggezza comincia con la frase “Non capisco”
Cominciate dicendo quell’utile frase “Non capisco”

Stanislavskij diceva che la persona che siamo è mille volte più interessante del migliore attore che possiamo diventare. E quando l’attore sente la battuta d’attacco e parla anche se è insicuro, il pubblico vede quella persona interessante. Vede il vero coraggio, non una rappresentazione del coraggio, ma il vero coraggio. L’individuo che è sul palcoscenico parla perché gli è richiesto di parlare e non ha altro a sostenerlo se non il rispetto di se stesso.

Qualsiasi cosa facciate, porterete sul palcoscenico la vostra impreparazione, le vostre insicurezze, la vostra insufficienza. Quando entrate in scena, vengono con voi. Tutto quello che dovete fare è andare in scena e recitare nonostante loro. Nulla di quello che farete potrà nasconderle. E non dovrebbero neanche essere nascoste. Non c’è nulla di ignobile nell’onesto sudore, non è necessario che lo copriate con un profumo da quattro soldi.

Affrontare il mondo significa avere coraggio. Rivolgersi all’esterno piuttosto che all’interno e affrontare il mondo – che peraltro dovrete affrontare in ogni caso – forse non sarà sempre un trionfo, ma vi permetterà sempre di vivere la vostra vita da adulti.

Siate uomini, siate donne. Guardate il mondo intorno a voi, in scena e fuori scena. Non rinunciate alla vostra razionalità. Non siate paternalistici con voi stessi. La vostra vera capacità creativa risiede nella vostra immaginazione, che è eternamente fertile, ma non può essere forzata e nella vostra volontà, vale a dire nel vostro vero carattere, che può essere sviluppato con l’esercizio. Portare in scena un uomo e una donna maturi, capaci di decisioni basate sulla volontà, significa fare della recitazione non solo un’arte, ma un’arte nobile.
Così facendo presenterete agli occhi di un pubblico demoralizzato lo spettacolo di un essere umano che agisce come ritiene opportuno senza curarsi delle conseguenze. Quello che serve non è la capacità intellettuale di aiutare il testo, ma il buon senso di non farlo.

L’arte è un’espressione di gioia e sgomento. Non è il tentativo di condividere le proprie virtù e abilità con il pubblico, ma un atto disinteressato dello spirito. Non ci è dato di sapere l’effetto che faremo. Non possiamo controllarlo. Possiamo controllare solo le nostre intenzioni. Più cerchiamo di mantenere le nostre intenzioni pure, prive del desiderio di manipolare, e chiare, dirette verso un fine concreto e facilmente definibile, più la nostra interpretazione sarà pura e chiara.

Quello che viene dal cuore arriva al cuore. Il resto sono solo Voci.

Se decidete di fare gli attori, attenetevi alla vostra decisione. Le persone che incontrate in presunte posizioni d’autorità – critici, insegnanti, direttori casting – saranno sempre, in generale, inferiori a voi dal punto di vista intellettuale ed etico. Non avranno la vostra immaginazione, è per questo che sono diventati burocrati invece che artisti; e non avranno la vostra forza d’animo, poiché hanno scelto di appoggiarsi a un’istituzione, piuttosto che guadagnarsi da vivere con le proprie forze. Passano la vita ad imparare lezioni molto diverse da quelle che imparate voi, e molti o quasi tutti vi invidieranno e la loro invidia si esprimerà col disprezzo. È l’espediente meschino degli infelici, e se lo vedete per quello che è, non avrete bisogno di condividere l’opinione che hanno di voi né di lasciarvene troppo rattristare. È l’opinione dei tizi seduti sulla veranda che parlano della pigrizia degli schiavi.

Giorno dopo giorno e anno dopo anno dovrete sopportare di essere chiamati ragazzi da questi personaggi istituzionali; dovrete sopportare, come dice Shakespeare, “le umiliazioni che il merito paziente riceve dagli indegni”.

Non è infantile vivere nell’incertezza, dedicarsi a un’arte piuttosto che a una carriera, a un’idea piuttosto che a un’istituzione. È coraggioso e richiede quel tipo di coraggio che coloro che si sono lasciati cooptare dall’istituzione sono impreparati a percepire. Sono talmente impreparati a percepirlo che possono solo definirlo infantile, e quindi sentirsi giustificati se vi sfruttano.

Il mondo dello spettacolo è ed è sempre stato un’orgia di depravazione. Così come attira gli entusiasti, attira anche i rapaci e gli sfruttatori, e non potrete mai accontentare quei parassiti, potrete solo sottomettervi a loro. Ma perché dovreste desiderare di sottomettervi a questa gente?
Il pubblico, invece, può essere soddisfatto. Viene a vedere lo spettacolo per essere soddisfatto, e lo sarà davanti a tutto quello che è onesto, sincero, insolito, istintivo – davanti a tutte quelle cose che in breve, sgomentano gli insegnanti e gli addetti al casting.

Al pubblico si può strappare una standing ovation, ma una bocca spalancata no.

Non perdete la testa. Non è necessario barattare il vostro talento, la vostra autostima e la vostra giovinezza per la vaga possibilità di compiacere persone che sono inferiori a voi.

Non interiorizzate il modello industriale. Non sieteun pezzo intercambiabile tra una miriade di altri, ma un essere umano unico, e se avete qualcosa da dire, ditelo, e pensate bene di voi stessi fino a quando non avrete imparato a dirlo meglio.

Non c’è niente di più pragmatico dell’idealismo.

Per quanto a noi gente di teatro piaccia pensare di essere degli intellettuali, non lo siamo. La nostra non è una professione intellettuale. Tutti i libri del mondo, tutte le “idee” non ci renderanno capaci di recitare Hedda Gabler, e tutte le chiacchiere sullo “sviluppo del personaggio” e gli “ho basato la mia interpretazione su..” sono sciocchezze. Non c’è nessun sviluppo del personaggio, e non si può basare un’interpretazione su un’idea più di quanto si possa basare una storia d’amore su un’idea. Queste espressioni non sono altro che talismani che permettono all’attore di tenere lontano il male e il male che cercano di tenere lontano è il terrificante imprevisto.

Le frasi e le procedure magiche sono incantesimi che servono ad attenuare il terrore di uscire nel mondo nudi. Ma è proprio così che l’attore deve uscire sul palcoscenico, che gli piaccia o no.

Nel Paese delle Meraviglie, Alice chiede al bruco quale strada deve prendere, e il bruco replica chiedendole dove vuole andare.

Questa è una domanda che potreste porvi.

GuerrillaGardening!